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Cherasco, un viaggio tra mura stellate e arte contemporanea

Arco del Belvedere a Cherasco

Cherasco Arco del Belvedere

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Alla scoperta di Cherasco, la “città delle paci” dove l’arte contemporanea dialoga con palazzi barocchi, chiese storiche e i celebri Baci di cioccolato.

Ci sono luoghi che custodiscono storie antiche eppure respirano di contemporaneità, dove il passato e il presente si intrecciano in un dialogo silenzioso ma eloquente. Cherasco è uno di questi. Adagiata ai piedi delle Langhe, questo piccolo comune un tempo fortificato racconta secoli di storia attraverso le sue pietre, i suoi archi trionfali, le sue chiese barocche. Ma è anche un centro che guarda avanti, che ha saputo reinventarsi senza tradire la propria identità. E noi siamo qui per scoprirla, passo dopo passo, lasciandoci guidare dai colori, dai profumi, dalle emozioni che un luogo così può regalare.

L’arte che abbraccia la comunità

L’opera “noi” dell’artista Coco Cano sulla facciata della Banca di Cherasco

Il nostro viaggio inizia in frazione Roreto, davanti alla sede della Banca di Cherasco. Qui, a colpirci è un’esplosione di colore che sembra vibrare sotto la luce del mattino: rosso, giallo, verde, blu, tonalità intense che si rincorrono sulla facciata dell’edificio, attraversate da segni neri decisi, quasi una scrittura ancestrale che ciascuno può interpretare a proprio modo. È l’opera “noi” di Coco Cano, artista italo-uruguayano che ha trasformato la bianca architettura dell’istituto bancario in un manifesto visivo di comunità e appartenenza.

Restiamo qualche istante in contemplazione. C’è qualcosa di profondamente italiano in quest’opera: quel senso di comunità, famiglia, amicizia che l’artista ha voluto celebrare. I blocchi di colore primari parlano un linguaggio universale ma intensamente locale, un ponte tra tradizione cooperativa e linguaggio contemporaneo, mentre le linee si aprono in frecce che puntano verso l’alto, come rami protesi al cielo. “È un albero, – ci dice infatti Cano, quando lo incontriamo, – un albero di relazioni e connessioni che affonda le radici nel territorio e cresce verso il futuro.”

L’artista Coco Cano insieme ad alcune sue opere esposte alla Banca di Cherasco

In alto, sulla facciata, campeggia il nuovo logo della banca, che riprende proprio la forma stellata delle antiche fortificazioni di Cherasco, quella stessa che ispirò Gina Lagorio per il suo fortunato romanzo “La città dalle mura stellate. “Sono partito dall’immagine storica della città medievale cinta da mura rinascimentali,” ci spiega l’artista. La sua voce è calma, le sue mani disegnano nell’aria le forme che ha creato. “Ora i colori trasmettono vitalità e le mure si aprono verso l’esterno, per abbracciare e proteggere. Inclusione e apertura: i due pilastri di ogni comunità.”

Nel cuore antico di Cherasco

E allora andiamo a conoscerla, questa comunità ricca di storia, che affonda le radici nel Medioevo. Lasciamo il fondovalle e ci inoltriamo verso il centro storico. L’atmosfera cambia, si fa più rarefatta, quasi sospesa. Le vie ortogonali si aprono davanti a noi come pagine di un libro antico, e ogni palazzo, ogni torre, ogni chiesa racconta un capitolo della storia cheraschese. Fondata nell’autunno del 1243 come città fortificata, Cherasco fu per secoli protagonista di eventi che segnarono la storia d’Italia: qui si firmarono paci decisive, qui sostò la Sindone e Napoleone impose il suo volere ai Savoia.

Il centro storico si svela nella sua geometria perfetta: una pianta quadrata racchiusa tra due grandi archi, il secentesco Belvedere da un lato e il settecentesco Arco di Narzole dall’altro, attraversata da due contrade che dividono il borgo in quattro quartieri. Camminiamo lentamente, lasciando che lo sguardo si posi sui dettagli: gli antichi portici, i fregi quattrocenteschi, le facciate in cotto che il sole tinge di sfumature ocra e dorate.

La torre municipale di Cherasco

Il Palazzo Civico, recentemente restaurato, ci accoglie con la sua torre municipale dalla quale emerge un prezioso lunario su cui, secondo le fasi lunari, l’astro d’argento sorge e tramonta su una scena boschereccia dipinta secoli fa, un meccanismo poetico che ancora oggi scandisce il tempo. La facciata del palazzo svela invece un affresco settecentesco con lo stemma fantastico di Cherasco: i fiumi Tanaro e Stura, rappresentati da due giovani che confondono i piedi nella confluenza di fondovalle. Un’immagine che parla di unione, di territorio, di identità profonda.

L’Arco del Belvedere affacciato sulla valle

Ci dirigiamo verso l’imponente Arco della Madonna del Rosario, conosciuto anche come Belvedere, da cui la vista spazia sulle colline di Langhe e Roero. costruito tra il 1647 e il 1688 come voto della città per essere stata risparmiata dalla peste, sormontato dalla statua della Vergine che veglia dall’alto circondata da una corte di santi. C’è una grande solennità in questa struttura, ma anche una grazia che ne addolcisce la monumentalità barocca.

Proseguiamo verso la Chiesa della Madonna del Popolo con la sua splendida facciata in cotto, completata nel 1702. Varchiamo la soglia e l’interno ci avvolge in un tripudio d’arte: statue lignee settecentesche, affreschi dell’Aliberti, le preziose “adorazioni” di Pietro Metey. Ogni cappella, ogni altare racconta devozione e maestria artigiana, mentre il silenzio sembra invitarci a sederci nei banchi, a sostare in contemplazione sotto la terza più grande del Piemonte che domina maestosa questo magnifico luogo di preghiera.

La splendida facciata della Chiesa della Madonna del Popolo a Cherasco

Un giardino segreto nel cuore dell’antico borgo

All’ombra di quella stessa cupola scopriamo una sorpresa: l’Antico Orto dei Padri Somaschi dedicato ai fiori eduli e ornamentali. Uno spazio di quiete dove il verde si fa protagonista, curato dall’Università di Torino con decine di specie botaniche diverse. Passeggiamo tra le aiuole, respirando i profumi di erbe e fiori, e ci sentiamo come viaggiatori del tempo che hanno scoperto un angolo segreto della città. Come un ponte ideale, questo giardino prezioso collega il centro storico ai bastioni, integrando natura e architettura in un percorso che appaga gli occhi e lo spirito.

Palazzo Salmatoris, dove la storia incontra l’arte

La nostra passeggiata ci conduce infine a Palazzo Salmatoris, l’edificio di maggior prestigio storico di Cherasco. Nelle sue sale sontuose nel 1631 fu firmata la pace che pose fine alle guerre del Monferrato, mentre nel 1796 Napoleone impose l’armistizio ai Piemontesi. Per questi due episodi Cherasco è conosciuta come “città delle paci”, un titolo che porta con orgoglio.

La mostra SBAM! a Palazzo Salmatoris a Cherasco

Restaurato e valorizzato, il palazzo è oggi sede di mostre di arte moderna e contemporanea. In passato ha ospitato esposizioni di grandi artisti che hanno segnato il Novecento, del calibro di Picasso, De Chirico, Guttuso, Morandi, Chagall, Mirò, Magritte. In questo momento è in corso “SBAM! Un percorso nella POP ART”, un viaggio vibrante attraverso il movimento che ha rivoluzionato l’arte del XX secolo. Oltre centocinquanta opere dialogano tra loro: dal Nouveau Réalisme di Arman e César alle icone americane di Warhol, Lichtenstein e Indiana, fino alla “via italiana” alla Pop con Schifano, Tano Festa, Valerio Adami.

Attraversiamo le sale, lasciandoci sorprendere dai colori squillanti, dalle immagini popolari trasformate in arte, dal quotidiano reso straordinario. È affascinante scoprire come la Pop Art abbia saputo cogliere le pulsazioni di un’epoca in trasformazione, e come oggi, in questo palazzo che fu teatro di trattati di pace, continui a parlarci di cambiamento e contemporaneità.

Un dolce arrivederci

Usciti da Palazzo Salmatoris, assecondiamo il richiamo dei portici, che pullulano di botteghe e piccoli negozi ricavati sotto antiche volte. Il nostro passo rallenta davanti alla Pasticceria Barbero, locale storico che sembra uscito da una stampa d’epoca. L’insegna, le vetrine, l’arredamento: tutto parla di un tempo che fu ma che qui continua a vivere, anche grazie alla fama dei celebri Baci di Cherasco, inventati da Mario Barbero nel 1881.

La Pasticceria Barbero, celebre per i Baci di Cherasco

La ricetta è rimasta quella originale, cioccolato amaro e nocciole tostate nel forno a legna, per un dolce superlativo dal sapore intenso e deciso, che è riduttivo chiamare semplicemente cioccolatino. Un assaggio (e anche più di uno) è il modo più dolce per lasciare Cherasco, portando con noi il gusto di una città che sa essere antica e moderna, raccolta e aperta, custode di tradizioni e laboratorio di futuro.

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