Campi di lavanda in Piemonte: 7 luoghi magici nell’Alessandrino

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Alla scoperta dei campi di lavanda in Piemonte lungo un itinerario sensoriale in sette tappe attraverso l’Alessandrino e il Monferrato tra profumate distese viola, borghi medievali e colli fioriti.

C’è un momento dell’anno in cui l’Alessandrino diventa un paesaggio da sogno. Quando la lavanda è in piena fioritura, i colli del Monferrato si tingono di viola con la stessa intensità silenziosa con cui il tramonto tinge l’orizzonte: una tonalità che non annuncia se stessa, ma ti cattura con effluvi profumati prima ancora che tu te ne accorga.

Da metà giugno fino agli ultimi giorni di luglio, quando le forbici dei coltivatori scorrono lungo i filari con un suono quasi musicale, questo angolo di Piemonte si offre a chi cerca bellezza e natura per una gita fuori porta o un intero weekend di relax. A un’ora di automobile da Torino, Milano e Genova, sette luoghi compongono un itinerario olfattivo e visivo di straordinaria suggestione.

Valmadonna, l’essenza della lentezza

Il viaggio inizia ai piedi delle colline, nella frazione alessandrina di Valmadonna, dove Federica Reposo ha creato Chicche di Lavanda con le mani e con la pazienza. In questa piccola oasi di tranquillità, si coltiva la lavanda con metodi naturali, producendo olio essenziale e una linea di cosmetici artigianali e biologici. I fiori vengono sgranati uno a uno, l’essiccatura è lenta e naturale, la distillazione avviene a corrente di vapore. Nessuna fretta, nessuna scorciatoia.

Ogni fase del processo, dalla semina alla vendita del prodotto finale, è pensata per conservare al massimo l’essenza e la purezza della pianta. Tra i filari, all’ora del tramonto, è possibile partecipare a sessioni di meditazione sensoriale e massaggi, accompagnati da cocktail allo sciroppo di lavanda. Il profumo che sale dai campi in quella luce radente è qualcosa che rimane addosso molto più a lungo dei cosmetici che si acquisteranno in boutique.

Campi di lavanda in Piemonte
Campi di lavanda in Piemonte, Archivio ALEXALA – Photo Alice Tosonotti

Castelletto d’Erro, il borgo dell’Alto Monferrato

Ci si addentra verso sud-ovest, dove la Val Bormida e la Valle dell’Erro si dividono i respiri della collina. Castelletto d’Erro, appena 150 anime, aggrappato a uno sperone roccioso, custodisce due punti panoramici di rara efficacia. La torre quadrata del XIII secolo, circondata dai resti dell’antico castello, punto panoramico perfetto da cui ammirare i campi color viola.

E poi la piccola chiesa di Sant’Anna, dove ogni terza domenica di luglio la statua della santa viene portata in processione attraverso distese in fiore. Dalla torre, il colpo d’occhio abbraccia l’Appennino Ligure, le Langhe, il Monviso e in giornate limpide persino le vette lombarde. Nel fondovalle vicino, il comune astigiano di Roccaverano profuma invece di robiola di capra: due sensi all’unisono.

Spigno Monferrato, cuore della produzione di oli essenziali

Scendendo verso il confine ligure si raggiunge Spigno Monferrato, borgo di portali in arenaria scolpita e palazzi nobiliari dove il tempo sembra essersi fermato a una stagione imprecisata del Settecento. Nei dintorni, sono disseminate antiche e suggestive chiesette e piccole pievi campestri come la medievale Cappella Madonna della Neve a Turpino e la Madonna del Casato, posta lungo la strada verso Merana, che custodisce affreschi tardogotici del Maestro di Roccaverano (1480 circa), uno dei più completi esempi di pittura gotico-provenzale dell’alessandrino.

Ma Spigno è soprattutto la sede di Agronatura, cooperativa fondata nel 1986 che raccoglie la produzione di lavanda, oltre a varie altre erbe officinali, dell’intera provincia e la trasforma in oli essenziali, in gran parte esportati in Francia, e acque profumate per cosmesi. Visitarla su prenotazione significa capire l’intera filiera: dai campi alla distillazione, fino allo spaccio dove si acquistano le essenze.

Quargnento, lavanda a perdita d’occhio

Tornando verso la pianura, Quargnento offre forse lo spettacolo visivamente più puro dell’intero itinerario. Il campo della Lavanda del Cascinotto di Silvia Alessio, parte del Centro Italiano di Formazione e Ricerca sulla Lavanda, si raggiunge attraverso noccioleti e campi di grano lungo una strada bianca che sembra preparare appositamente il visitatore all’esplosione di viola a perdita d’occhio che lo attende.

Qui la lavanda viene trasformata in olio essenziale, con estrazione in corrente di vapore, e in parte fatta essiccare, raccolta in mazzetti per poi essere sgranata manualmente e racchiusa in sacchetti aromatici confezionati artigianalmente con tessuti ricercati per meglio esaltarne la profumazione. In cima al paese, la Basilica minore di San Dalmazio, unica basilica della diocesi alessandrina, custodisce affreschi di Vincenzo Boniforti di sorprendente freschezza cromatica.

Lu, la panchina gigante nel campo viola

Il piccolo borgo di Lu si segnala per uno degli scorci più fotogenici dell’itinerario: la Big Bench panoramica dai colori sgargianti, lilla e giallo, è l’elemento pop di un paese che nasconde tra i vicoletti e le chiese antiche una quiete antica e autentica. Vale la pena spingersi fino alla parte alta dell’abitato, dove il Gerbido della Torre Civica è circondato da un parco affacciato sulla campagna.

Campi di lavanda in Piemonte
Campi di lavanda in Piemonte, Archivio ALEXALA – Photo Alice Tosonotti

Viguzzolo, il giardino dei Colli Tortonesi

Spostandosi a est, verso i dolci colli tortonesi, celebri per il vino Timorasso e le strade dei campionissimi del ciclismo, si raggiunge Viguzzolo, dove dal 2007 il giardiniere Giancarlo Nossa coltiva fragole e lavanda con cura quasi ossessiva. I suoi filari viola sono la prova che l’amore per una pianta può trasformare un paesaggio. E una volta raccolta, la lavanda viene poi portata alla cooperativa Agronatura di Spigno per il processo di trasformazione.

Da non perdere la Pieve di Santa Maria, edificata intorno all’anno Mille, dove un crocifisso ligneo in legno di fico a grandezza umana, montato su croce di tre metri, sprigiona una potenza espressiva che lascia senza fiato.

Val Borbera, profumo di lavanda di montagna

Il gran finale dell’itinerario è anche il più inaspettato. La Val Borbera, incastonata tra quattro regioni in un abbraccio di straordinaria purezza naturalistica, si raggiunge partendo dalle Strette di Pertuso: una gola fluviale scolpita dal torrente Borbera tra pareti a picco e acque color smeraldo che prepara il visitatore a qualcosa di fuori dal comune.

La frazione di Vendersi, nel comune di Albera Ligure, è il paese degli spaventapasseri: oltre settanta figure costruite con materiali di riciclo abitano i vicoli, ognuna con nome e storia ispirati alle persone che un tempo vi vivevano. L’atmosfera è quella di una fiaba lieve e malinconica. In cima al borgo, il campo di lavanda, incastonato tra le montagne come un gioiello dimenticato, profuma ancora più intensamente per il contrasto con l’aria fresca della valle. Qui si acquistano saponette e prodotti artigianali: il modo migliore per portare a casa un frammento di questo viaggio sensoriale nell’alessandrino.

Come organizzare il viaggio tra i campi di lavanda in Piemonte

L’itinerario si percorre idealmente in due giorni, pernottando nell’area di Acqui Terme o Ovada. La fioritura della lavanda è garantita dalla metà di giugno alla fine di luglio; il momento di massima intensità cromatica si raggiunge generalmente nelle prime settimane di luglio. Per le visite alla cooperativa Agronatura di Spigno Monferrato e all’azienda Chicche di Lavanda di Valmadonna è consigliata la prenotazione preventiva.

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