Itinerario da Ivrea al Lago di Viverone sulla Via Francigena morenico-canavesana

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Un viaggio lento sulla Via Francigena nel cuore del Canavese lungo un percorso che si snoda tra spiritualità, architettura moderna e sapori autentici del Piemonte

Il nostro secondo giorno lungo la Via Francigena morenico-canavesana inizia con quella piacevole sensazione di curiosità che accompagna ogni nuova tappa di cammino. L’itinerario di oggi ci condurrà da Ivrea fino alle sponde del lago di Viverone, attraversando un paesaggio scolpito dai ghiacciai e plasmato dalla storia.
Prima di esplorare il centro storico di Ivrea, facciamo tappa al chiosco dell’Associazione Via Francigena di Sigerico in Corso Botta 3.

Il chiosco dell'Associazione Via Francigena di Sigerico a Ivrea
Un volontario davanti al chiosco dell’Associazione Via Francigena di Sigerico a Ivrea

È qui che i pellegrini di passaggio, accolti dai volontari, si fermano per un saluto e per un timbro sulla Credenziale del pellegrino, quel prezioso passaporto che li accompagna lungo tutto il cammino, facilitando anche l’accesso agli ostelli e facendoli sentire parte di una comunità millenaria di viandanti. Tra mappe, consigli e sorrisi, respiriamo subito l’atmosfera autentica di chi vive la Via Francigena non solo come percorso fisico, ma come esperienza di incontro. Materiale informativo su Ivrea e sul Canavese è disponibile anche all’Ufficio del Turismo di Piazza Ottinetti.

Ivrea “dalle rosse torri”

Dominata dal trecentesco castello “dalle rosse torri” cantate dal Carducci, da sempre Ivrea rappresenta un’importante tappa per i pellegrini della Via Francigena, che trovavano un punto di riferimento nella cattedrale di Santa Maria Assunta, le cui origini risalgono al X secolo per volere del vescovo Warmondo, che volle edificare un nuovo tempio sulle fondamenta di un’antica basilica paleocristiana.

La cattedrale di Ivrea
La cattedrale di Santa Maria Assunta a Ivrea

Ancora oggi, nonostante i rifacimenti avvenuti nei secoli, si conservano parti originarie nella cripta che si apre come un ventre segreto sotto la zona absidale. Nella penombra, tra le volte a crociera sorrette da antiche colonne, un antico sarcofago di marmo e le tombe dei vescovi eporediesi ci parlano della stratificazione millenaria di questa città.

Il legame del Duomo di Ivrea con il Cammino è testimoniato anche dalla presenza, in una cappella laterale, delle reliquie del Beato Taddeo McCarthy, un vescovo irlandese ingiustamente scomunicato, che qui terminò il suo viaggio terreno nel 1492, mentre tornava da Roma dopo essere stato riabilitato da Papa Innocenzo VIII. Una vicenda che ci ricorda quanto tortuosi potessero essere i destini di chi percorreva queste strade.

La cripta della cattedrale di Santa Maria Assunta
La cripta della cattedrale di Santa Maria Assunta

La Città Industriale e l’eredità di Adriano Olivetti

Dalla parte alta di Ivrea scendiamo verso il piano, dove il paesaggio urbano cambia decisamente volto. Qui si estende la Città Industriale del XX secolo, riconosciuta nel 2018 come Patrimonio Mondiale UNESCO, nata dalla visione di Adriano Olivetti, che andava ben oltre la semplice produzione industriale per prendere la forma di un vero e proprio esperimento sociale dove architettura, lavoro e comunità si fondevano in un’armonia rivoluzionaria.

Nel Centro Visitatori Unesco, tra arredi originali e fotografie in bianco e nero, le prime macchine da scrivere e i calcolatori Olivetti ci restituiscono la dimensione di un progetto imprenditoriale che metteva l’uomo al centro, ma raccontano anche un’Italia che credeva nel progresso come strumento di bellezza e giustizia sociale.

Città Industriale del XX secolo di Ivrea
Il Centro Visitatori della Città Industriale del XX secolo di Ivrea

Percorriamo corso Jervis, l’asse lungo il quale si sviluppa il MaAM, Museo a cielo aperto dell’Architettura Moderna. In un paio di chilometri incontriamo edifici realizzati da grandi architetti dell’epoca, che raccontano un’utopia concreta, con stabilimenti, mense, asili, residenze per i dipendenti e biblioteche pensati per migliorare la vita dei lavoratori. In mezzo al verde, il celeberrimo complesso di Talponia, opera degli architetti Gabetti e Isola, un “palazzo sdraiato” unico al mondo, con gli appartamenti disposti ad anfiteatro sotto il livello stradale, testimonia la genialità di un’idea che ancora oggi affascina per la sua modernità.

Il complesso di Talponia a Ivrea
Il complesso di Talponia, parte della Città Industriale del XX secolo di Ivrea

La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Bollengo

Lasciamo Ivrea e il passo ritrova il ritmo lento della campagna lungo la strada che costeggia la Serra morenica tra vigne, piccoli borghi e vecchi casali. Superato Bollengo, su una piccola altura, solitaria e austera, ecco apparire la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, edificata attorno all’anno Mille. La facciata è caratterizzata da un raro esempio di clocher-porche, un campanile-androne, mentre all’interno, un’unica navata custodisce frammenti di affreschi quattrocenteschi.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Bollengo
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Bollengo

Oggi la chiesa fa parte del circuito “Chiese a porte aperte”, ed è pertanto visitabile grazie a un sistema di apertura automatizzata che tramite un semplice QR code consente di scoprirne la storia. Proprio accanto, un’area di sosta attrezzata con tavolo, panca, una mini biblioteca con mappe e guide, e persino una colonnina per la ricarica elettrica, offre ristoro ai pellegrini. È uno dei punti del progetto “Via Francigena For All”, che rende il cammino accessibile a tutti, anche a chi ha mobilità ridotta o disabilità sensoriali. Un modo concreto per ricordarci che la strada è davvero di tutti, e che la lentezza può essere una forma di libertà condivisa.

Area di sosta “Via Francigena For All” a Bollengo
Area di sosta attrezzata del progetto “Via Francigena For All” a Bollengo

Sosta golosa alla Cascina Gajo

Proseguendo tra campi e filari di vite, saliamo dolcemente fino a Piverone, dove il profumo della frutta matura ci invita a una pausa golosa alla Cascina Gajo, un’azienda agricola biologica che da oltre cent’anni custodisce la tradizione contadina canavesana.

pausa golosa a Piverone alla Cascina Gajo
Pausa golosa alla Cascina Gajo a Piverone

Nella sala in pietra a vista del casale settecentesco, tra oggetti d’epoca, vecchie foto di famiglia e utensili agricoli, gustiamo una merenda che è una piccola rivelazione, a base di una delicata crema di asimina triloba, il cosiddetto “banano di montagna” dal gusto esotico e vellutato, accompagnata da un calice di Erbiki, l’aperitivo della casa ottenuto da nettare di kiwi biologico ed Erbaluce DOCG. E poi biscotti di meliga, torcetti e deliziose confetture di frutti antichi e quasi dimenticati, come le mele cotogna e le giuggiole, tutto certificato bio, tutto prodotto con la cura di chi considera la terra una compagna di vita.

Il Gesiùn e l’arrivo al Lago di Viverone

Rinfrancati, riprendiamo il cammino a pomeriggio inoltrato, dirigendoci verso l’ultima tappa della giornata. In uno dei punti più panoramici della Via Francigena canavesana, all’incrocio di due stradine di campagna, ecco apparire il Gesiùn, una piccola chiesa romanica del IX secolo, sopravvissuta al tempo e alle intemperie, che spunta dal verde come un segno d’altri tempi.

Il Gesiùn a Piverone
Il Gesiùn a Piverone, lungo la Via Francigena canavesana

Il nome popolare, traducibile in “chiesone”, ironico riferimento alle sue dimensioni ridotte, ci strappa un sorriso, eppure la sua presenza è imponente per suggestione e storia. Dedicata a San Pietro, era il cuore spirituale del piccolo borgo di Livione, scomparso secoli fa, e oggi rimangono solo queste mura di pietra, testimoni silenziose di un’epoca remota. Anche questo edificio fa parte del circuito “Chiese a porte aperte”, il sistema di narrazione automatizzata che permette di approfondire la storia dei luoghi attraverso un QR code.

La strada si snoda poi dolcemente tra i vigneti, rivelando a ogni curva scorci sempre più ampi, aprendosi verso la pianura, i monti lontani e lo specchio scintillante del Lago di Viverone, dove si conclude il nostro cammino sulla Via Francigena morenico-canavesana.

Lago di Viverone
Il Lago di Viverone

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