Alla scoperta del suggestivo percorso attorno alla Sacra di San Michele tra storia, arte e natura, sulle orme dei pellegrini del passato in cammino verso Roma.
La Via Francigena della Valle di Susa, che dai colli del Monginevro e del Moncenisio scende verso la pianura padana, è un’affascinante variante di una delle vie di pellegrinaggio più importanti d’Europa. Corridoio naturale tra Italia e Francia, nei secoli la valle ha assistito al passaggio di eserciti, mercanti, viandanti e pellegrini diretti a Roma, che hanno varcato le Alpi in un fluire continuo di genti, culture e destini che hanno unito il Mediterraneo al Nord Europa.
In questo articolo ripercorriamo uno dei tratti più suggestivi della Via Francigena in Piemonte: il percorso di avvicinamento da Vaie alla Sacra di San Michele, la millenaria abbazia arroccata come un nido d’aquila all’imbocco della valle, e il successivo proseguimento fino ad Avigliana, frequentata località turistica di origine medievale adagiata sulle sponde di un lago azzurro.

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Vaie, il dolce borgo dei canestrelli
Il nostro cammino sulla Via Francigena della Valle Susa inizia a Vaie con una colazione golosa nel bar del paese a base di caffè forte e biscotti canestrelli, il modo migliore per iniziare con il piede giusto la giornata. Dorato, friabile e dall’inconfondibile aroma di agrumi, il canestrello è la specialità più autentica del piccolo borgo della bassa valle. Gli abitanti lo preparano ancora come un tempo, cuocendolo su ferri in ghisa roventi, con la pazienza e la cura di un rito tramandato da generazioni. L’antica Via Francigena passa proprio per il centro, lambendo il Santuario di San Pancrazio (XI secolo) e il suggestivo Museo Laboratorio della Preistoria, un piccolo scrigno che racconta la quotidianità dell’uomo preistorico con reperti rinvenuti nei dintorni.

Chiusa San Michele e la salita verso la Sacra
La strada chiama e ci incamminiamo verso Chiusa San Michele, nome che evoca la memoria delle “Chiuse Longobarde”, dove nel 773 l’esercito di Carlo Magno affrontò le truppe di re Desiderio in un’epica battaglia. Oggi resta il silenzio dei prati, il profilo delle montagne che abbracciano la valle come braccia possenti. In questo tratto, il cammino coincide con un segmento della Ciclovia Francigena della Valle di Susa, un percorso ciclabile percorribile per una quarantina di chilometri da Caselette a Bussoleno.
Ma non solo. Da qui passa anche la variante della Via Francigena For All della Valle di Susa che si snoda tra Villar Focchiardo e Avigliana, un progetto di inclusione che ha reso accessibile a tutti, in particolare alle persone con ridotta mobilità o con disabilità psico-fisiche, un tratto del cammino, fruibile anche attraverso aree di sosta dedicate e pannelli multisensoriali.

Dalla settecentesca Parrocchiale di San Pietro Apostolo parte la storica mulattiera che si inerpica tra boschi di castagni e roverelle sulle pendici del monte Pirchiriano fino alla Sacra di San Michele, una delle più straordinarie abbazie romaniche d’Europa, che da oltre mille anni domina la valle come una sentinella di pietra, sospesa tra cielo e terra a 962 metri di altitudine. Oltre che a piedi lungo lo storico sentiero, più adatto a escursionisti e biker esperti e allenati, la Sacra può essere comodamente raggiunta anche in auto da Avigliana o da Giaveno.

Simbolo della Regione Piemonte e fonte d’ispirazione per il celebre romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco, si trova esattamente a metà strada tra Mont Saint-Michel in Normandia (Francia) e Monte Sant’Angelo in Puglia, lungo la cosiddetta Linea Sacra Micaelica, che collega i principali santuari europei dedicati al santo guerriero. Mille chilometri per tratta di una geometria sacra che guidava i pellegrini medievali verso Gerusalemme, la meta ultima del viaggio in Terra Santa.
La Sacra di San Michele simbolo del Piemonte
Varcata la soglia, lo Scalone dei Morti, dove un tempo venivano deposte le salme degli abati, ci attende con la sua vertiginosa salita e un’atmosfera sospesa, quasi mistica. Un pilastro di oltre diciotto metri sostiene il pavimento della chiesa sovrastante, mentre sulla destra, uno spuntone di roccia emerge dal muro come la punta di un iceberg geologico. Ogni gradino è una meditazione, ogni passo ci avvicina al cielo.

In cima allo scalone, il Portale dello Zodiaco ci colpisce con la sua solenne raffinatezza. Opera del Maestro Nicolao, risale al XII secolo e mostra sugli stipiti i dodici segni zodiacali a destra e le costellazioni australi e boreali a sinistra, praticamente un calendario cosmico scolpito nella pietra. Ancora qualche gradino e si accede alla chiesa abbaziale, un prodigio di architettura romanica, sorretto da possenti archi rampanti.

All’interno, la luce filtra morbida, accarezzando opere d’arte di rara magnificenza, tra cui spicca il Trittico di Defendente Ferrari, preziosissimo capolavoro cinquecentesco con la Madonna che allatta il Bambino che rivela una delicatezza intima e umana. Su una parete, un affresco seicentesco racconta invece la leggenda della fondazione del santuario, tra angeli, travi trasportate in volo e miracoli di luce. Dalla terrazza, la vista spazia dalle rovine di un antico monastero e di una torre a strapiombo al fondovalle percorso dalla Dora che scorre lenta verso Torino.

Avigliana, la città dei laghi
Quando usciamo, il vento del Pirchiriano ci accarezza come un saluto. Guardiamo verso la pianura, dove la strada scende dolce fino ad Avigliana, l’antica “porta delle Alpi”, crocevia di commerci e di storia. Piazza Conte Rosso è il cuore del centro storico, con i portici gotici, le case in mattoni e il pozzo monumentale del Trecento, mentre in alto, scenografiche e romantiche, le rovine del castello arduinico del X secolo ricordano che qui un tempo risiedeva la corte itinerante dei Savoia.
Tanti i luoghi che meritano una sosta, dall’Oratorio del Gesù, parte del circuito “Chiese a porte aperte”, che consente di accedere agli spazi sacri grazie a un semplice QR code, alla Chiesa di San Pietro, custode di affreschi che parlano una lingua senza tempo, e a quella di San Giovanni, dove si ammirano preziose tele di Defendente Ferrari.

Poco più in là, si estende il Lago Grande, uno dei più puliti d’Italia, parte del Parco naturale dei Laghi di Avigliana che conserva un ecosistema di grande valore naturalistico che comprende colline, paludi e i due specchi d’acqua del Lago Grande e Lago Piccolo, che sono area di sosta privilegiata per uccelli migratori.
Una notte alla Certosa 1515
La giornata si conclude alla Certosa 1515, adagiata poco sopra Avigliana, un luogo che sembra fatto per il riposo e la riflessione. Fondata nel 1515, diventata in seguito dimora di suore certosine e oggi rinata grazie alla gestione del Gruppo Abele, la Certosa conserva l’anima austera e gentile dei conventi di un tempo e accoglie viaggiatori e pellegrini in un’atmosfera di quiete assoluta. Le camere semplici e luminose raccolte attorno al chiostro interno, il ristorante che celebra i sapori della valle con ingredienti locali, la chiesetta silenziosa, avvolgono gli ospiti con un senso di pace che ha il sapore dell’essenziale.



