Torino: estate, si mangia in collina

Pubblicato il da Dario Bragaglia - @genau_bisou (Instagram)

La Cloche 1967 - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Tre storici ristoranti torinesi che, proprio sul far dell’estate, si ripropongono con delle novità che invogliano a cenare (o pranzare) al fresco della collina. Ecco i suggerimenti per sedersi a tavola appena fuori città.

 

La Cloche 1967

 

Il ristorante compie cinquant’anni e Pinuccia Bello, la proprietaria, rilancia il ristorante di famiglia ingaggiando un nome importante della ristorazione piemontese, quel Walter Eynard che raggiunse le due stelle Michelin con il suo Flipot a Torre Pellice (impossibile dimenticare un suo piatto-icona, la supa barbetta).

Lo chef Walter Eynard - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Lo chef Walter Eynard - Ph. Credit: Dario Bragaglia

In uscita dal Somaschi Hotel di Cherasco, Eynard ha accettato la sfida torinese e propone una cucina dove la tradizione gastronomica delle valli valdesi, che lui ha contribuito a far conoscere a tutta Italia (e non solo) incontra i piatti del Monferrato, zona di cui sono originari Nino e Rosa, il papà e la mamma di Pinuccia che inaugurarono nel 1967 il ristorante sulla strada del Traforo del Pino, alle porte del capoluogo piemontese, battezzandolo con il nome suggerito dall’amico Armando Testa.

La Cloche 1967, Menu del 50° Anniversario - Ph. Credit: Dario Bragaglia

La Cloche 1967, Menu del 50° Anniversario - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Durante la serata inaugurale abbiamo potuto sperimentare qualche assaggio di questo connubio di cucine che si preannuncia assai interessante. A partire dalla straordinaria selezione di formaggi piemontesi (incluso naturalmente il seirass del fen, emblema delle valli valdesi) all’anguilla in carpione e salmone con crema di pomodorini secchi che hanno accompagnato l’aperitivo.

La Cloche 1967,  Un piatto di Walter Eynard - Ph. Credit: Dario Bragaglia

La Cloche 1967, Un piatto di Walter Eynard - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Si è proseguito con le Crêpes Parmentier con salmone affumicato a freddo e salsa allo zafferano, il filetto di salmerino cotto sulla pietra di Luserna, il fiore di zucchina novella con mousse di faraona e i tagliolini ai germogli di ortica, la quaglia su scaloppa di fegato grasso d’oca. Il tutto accompagnato dai vini di un fine gourmet come Franco Martinetti.

La Cloche 1967,  Un piatto di Walter Eynard - Ph. Credit: Dario Bragaglia

La Cloche 1967, Un piatto di Walter Eynard - Ph. Credit: Dario Bragaglia

La Ciacola

 

La Ciacola è la nuova sfida “easy” del ristorante Il Ciacolon, portabandiera della cucina del Triveneto nel capoluogo piemontese. Conosciutissimo per il suo grande bancone di antipasti a buffet che è sempre stato la firma del ristorante situato in zona precollinare, sulla strada che porta a Cavoretto, propone ora una ristorazione più veloce e informale.

La Ciacola - Ph. Credit: Dario Bragaglia

La Ciacola - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Senza rinunciare alla qualità. Gli spazi sono quelli attigui al Ciacolon: ambienti luminosi, colori chiari e il vantaggio, nella stagione estiva, di potersi accomodare in una bella terrazza che dà subito l’idea di vacanza. La Ciacola è aperta il giovedì, venerdì e sabato dalle 12 alle 14 e la sera dalle 19 alle 24.

A pranzo si potrà approfittare degli antipasti, mentre alla sera si punta sull’aperitivo accompagnato da tanti “stuzighezi”come li chiamano qui, ovvero piattini con stuzzuchini adatti sia al debutto sia alla chiusura della serata.

 

Villa Somis

 

Con il ritorno della famiglia Chiodi-Latini, la splendida villa liberty di Val Pattonera ha ripreso il posto che si merita nella ristorazione torinese. Intanto, lo merita la posizione: mangiare in terrazza, con vista sulla città e la cornice di montagne ha già un suo perché, soprattutto se si è in coppia. Ma il panorama, naturalmente, non basta.

Villa Somis - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Villa Somis - Ph. Credit: Dario Bragaglia

E qui arrivano i piatti di Stefano Chiodi-Latini, figlio d’arte, che si racconta “chef giovane ma maturo”. Stefano vuole dire la sua sui grandi classici della tradizione piemontese, apportando qualche idea originale, ma senza strafare. Nei menù c’è sempre spazio per un po’ di mare che, soprattutto in estate, non guasta mai.

Villa Somis, lo chef Stefano Chiodi-Latini e due suoi piatti - Ph. Credit: Dario Bragaglia
Villa Somis, lo chef Stefano Chiodi-Latini e due suoi piatti - Ph. Credit: Dario BragagliaVilla Somis, lo chef Stefano Chiodi-Latini e due suoi piatti - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Villa Somis, lo chef Stefano Chiodi-Latini e due suoi piatti - Ph. Credit: Dario Bragaglia

La curiosità di Villa Somis è che al piano superiore continua ad officiare Antonio Chiodi-Latini, il papà di Stefano. Si è ricavato un delizioso spazio con bancone-cucina a vista e pochi tavoli per chi vuole apprezzare la sua “cucina vegetale integrale” che ha battezzato New Food. Potremmo definirlo “vegano con classe”, perché Antonio è chef di lungo corso che non vuole indottrinare nessuno. Piuttosto ama sperimentare e divertirsi fra farine, estratti vegetali, pasta integrale e olii di qualità. Se volete provare i suoi piatti a Villa Somis, sicuramente originali sulla piazza torinese, affrettatevi. Perché Antonio Chiodi Latini ha intenzione, in autunno, di portare la sua proposta vegana in centro a Torino.

Villa Somis, lo chef Antonio Chiodi-Latini - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Villa Somis, lo chef Antonio Chiodi-Latini - Ph. Credit: Dario Bragaglia

Piuttosto ama sperimentare e divertirsi fra farine, estratti vegetali, pasta integrale e olii di qualità. Se volete provare i suoi piatti a Villa Somis, sicuramente originali sulla piazza torinese, affrettatevi. Perché Antonio Chiodi Latini ha intenzione, in autunno, di portare la sua proposta vegana in centro a Torino.

Autore: Dario Bragaglia - @genau_bisou (Instagram)

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