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Cilento cosa vedere: mare, cultura e una gastronomia Patrimonio dell’Umanità

Cilento mare - Palinuro

Cilento cosa vedere e gustare tra mare, natura, archeologia, borghi e sapori del Parco Nazionale del Cilento Patrimonio dell’Unesco.

Buona parte del territorio del Cilento è Patrimonio dell’Umanità. E come se non bastasse è anche considerato la culla della Dieta Mediterranea, iscritta, sempre dall’Unesco, nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’Umanità. Un doppio riconoscimento, più unico che raro, per il Cilento.

E per me, due buonissimi pretesti per visitare questa zona del salernitano con il blogtour #salernoC2C organizzato in collaborazione con #Tbnet. Un viaggio che mi ha portato a scoprire per la prima volta il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, considerato dagli esperti dell’Unesco il parco mediterraneo per eccellenza, in quanto racchiude tutti gli elementi, naturalistici, artistici, culturali e gastronomici, che lo contraddistinguono. Ecco quali sono, dove trovarli ed, eventualmente, gustarli.

Cilento cosa vedere nel Parco Nazionale Patrimonio Unesco

I templi di Paestum

Un vero e proprio nubifragio infuriava su Paestum il giorno della nostra visita, ma questo non ci ha comunque impedito di ammirare ciò che resta di una delle più belle città della Magna Grecia, considerata la porta del Parco Nazionale del Cilento. Protetti da oltre 4 chilometri di cinta muraria, i templi dorici dell’antica città di Poseidonia fondata dagli Achei nel VII secolo a.C., si ergono in tutta la loro magnificenza.

Tempio di Nettuno

Vera star del Parco Archeologico di Paestum è il tempio di Nettuno, l’esempio più classico e perfetto di tempio dorico della Magna Grecia. Quando fu innalzato, nel 560 a.C. qualcosa del genere non si era mai visto in queste piane e possiamo soltanto immaginare lo stupore che destava sulla popolazione locale e su chi lo scorgeva da lontano.

Un edificio imponente costruito in uno stile anticipatore di quello classico, ma privo di decorazione scultorea. L’edificio si innalza su una breve scalinata di pochi gradini per separare la dimora degli dei dal piano del terreno. Il colonnato sui quattro lati tuttora integro è costituito da 6 colonne sulle fronti e da 14 sui lati lunghi, ciascuna delle quali è alta circa 9 metri.

L’intero complesso è costruito in travertino giallo, la tipica pietra locale, ma ricoperta da uno strato di intonaco bianco di calcio a imitazione del prezioso marmo con cui i Greci erano soliti costruire i templi.

All’interno del perimetro del colonnato si trovava la cella rettangolare che ospitava la statua della divinità, di cui si sono conservate 2 fila di colonne a due ordini sovrapposti che reggevano, insieme alle pareti, anche il soffitto e il tetto. Ancora oggi davanti al tempio si vedono i resti degli altari sacrificali che si trovavano sempre all’aperto e costituivano, dal punto di vista religioso, gli elementi essenziali dei santuari antichi.

 Paestum - Tempio di Nettuno

Basilica di Hera

Affianca il tempio di Nettuno la cosiddetta Basilica di Hera, il tempio più antico di Paestum, risalente al 540-510 a.C. Anche questo è considerato uno dei templi dorici più famosi e meglio conservati della Magna Grecia, si innalza solenne nella campagna con la magnificenza delle sue 18 colonne di lunghezza e 9 di larghezza, che – ci fa notare la nostra guida – riprendono le stesse proporzioni del Partenone di Atene. Dedicato a Era, dea della fertilità e dell’agricoltura, deve il suo nome al fatto che al tempo delle campagne di scavo settecentesche gli archeologi ritenevano fosse una basilica, invece che un tempio.

Il Tempio di Cerere, più distanziato, sorge all’estremità settentrionale della zona sacra. Gli scavi riguardano una vasta area, che va ben al di là dei tre templi principali. Se avete tempo, potete quindi visitare altre grandiose rovine come le terme, il portico del foro, l’anfiteatro.

Museo Archeologico Nazionale di Paestum

Merita una visita anche il Museo situato nell’area archeologica, che espone reperti rivenuti negli scavi di Paestum, nella necropoli e nel santuario di Hera, tra cui oggetti di grande importanza storica ed artistica come l’affresco della “Tomba del Tuffatore”, raro esempio di pittura ellenica.

Castellabate

Adagiato su un colle che domina la costiera cilentana, Castellabate è l’antico borgo medievale che è stato il set del film “Benvenuti al Sud”. La sua storia è legata alla figura di San Costabile Gentilcore, che fu quarto abate della Santissima Trinità di Cava de Tirreni.

Per proteggere gli abitanti della zona dalle incursioni saracene, l’abate diede inizio alla costruzione del castello di Sant’Angelo, il castrum abbatis da cui deriva il nome del paese.

La fortezza, che fu a lungo utilizzato come residenza nobiliare, è dotata di mura perimetrali con quattro torri angolari poste a presidio dei punti cardinali e cela all’interno abitazioni, forni, cisterne e magazzini per le provviste.

Tutt’intorno si sviluppa il borgo medievale con il suo intreccio di vicoletti, piazzette e palazzi gentilizi.

Da visitare la Basilica Pontificia di Santa Maria de Gulia in stile romanico, affiancata da una poderosa torre campanaria a pianta quadrata modulata, che custodisce preziosi tesori come i due busti raffiguranti il santo, uno in rame realizzato del XIV secolo, e l’altro in argento che custodisce le reliquie del santo.

Un pregevole dipinto del XVI secolo raffigura invece San Michele Arcangelo vittorioso su satana rappresentato da una sirena posto nell’abside in alto alle spalle dell’altare è posta una pregevole opera di pavarino da palermo un trittico in cui la vergine in trono con bambino è affiancata da San Pietro Apostolo e San giovanni evangelista la mano divina sembra aver riprodotto in questa terra un angolo di paradiso che vede in castellabate la dimora eccelsa.

Pollica e Acciaroli

Il borgo di Pollica in Cilento ha origini antichissime: i primi insediamenti risalgono all’VIII secolo d.C. Nel XVII secolo divenne un principato governato dalla potente famiglia Capano, alla quale si deve lo splendido castello che domina la cittadina con la possente torre a pianta quadrata che si erge su tre piani.

L’interno della secentesca chiesa della Madonna delle Grazie, a una sola navata, è caratterizzato da quattro altari su ciascuna delle pareti laterali e da un pregevole soffitto di legno a cassettoni.

Acciaroli, la frazione a mare di Pollica, è un tipico borgo marinaro, raccolto attorno al porticciolo, che in estate si anima di turisti attratti dalle spiagge dei dintorni, famose per le acque limpidissime.

Certosa di San Lorenzo di Padula

Nella parte più orientale del Parco del Cilento, la Certosa di San Lorenzo di Padula è un gioiello architettonico in stile barocco dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Fondata nel 1306 da Tommaso Sanseverino è la più grande Certosa d’Italia: si sviluppa infatti su un’area di oltre 50 mila metri quadrati e conta ben 320 stanze.

Inoltre, il suo chiostro di 12 mila metri quadrati è il più grande del mondo. Aperta al pubblico, vi potete visitare il museo archeologico della Lucania con reperti provenienti dagli scavi delle Necropoli di Sala Consilina e Padula.

Cilento - Certosa di Padula

Parco Archeologico di Velia

Alle porte di Ascea si estende il parco archeologico di Velia, l’antica Elea della Magna Grecia, la polis fondata dai Focei in fuga dalla Corsica intorno al 540 a.C. Sede di una scuola fondata nel VI secolo a.C. dal filosofo Senofane, nel periodo di massimo splendore Elea fu il centro più importante per lo studio della filosofia di tutta la Magna Grecia.

In seguito fu anche sede della più antica scuola di medicina del continente europeo, antesignana della prestigiosa scuola di medicina nella vicina Salerno. Quanto basta per renderla un luogo di grande suggestione, anche se poco conosciuto, che merita sicuramente una sosta.

Iniziate la vostra visita dal distretto meridionale e dalla necropoli romana, per poi proseguire verso il centro, dove si trovano i resti di importanti edifici che risalgono all’età imperiale e le antiche terme romane del II secolo a.C.

L’unico monumento rimasto praticamente intatto è la grandiosa Porta Rosa, alta quasi sei metri, costruita con blocchi di tufo vulcanico perfettamente incastrati l’uno sull’altro senza l’uso di calce.

Poco oltre si trova il villaggio poligonale con le rovine di un tipico teatro greco del III secolo a.C. in buono stato di conservazione, con gradinate a semicerchio di fronte al palco su cui sedevano gli spettatori.

Seguendo la Via Sacra arrivate fino all’Acropoli, dove potete ammirare i resti di un magnifico tempio del V secolo a.C. probabilmente dedicato alla dea Atena.

Grotte di Pertosa-Auletta

Nel cuore del massiccio dei Monti Alburni nel Parco Nazionale del Cilento, le Grotte di Pertosa-Auletta sono un complesso speleologico ricco di stalattiti e stalagmiti che si estende per circa tre chilometri nel sottosuolo. Ciò che rende questo luogo davvero speciale è il fatto che qui scorre l’unico fiume sotterraneo navigabile d’Europa, il Negro.

Un’emozionante escursione consente di percorrerne un tratto in barca, ammirando la magnificenza delle ampie grotte e il fragore della cascata sotterranea, per poi raggiungere a piedi la Sala del Trono e la maestosa Grande Sala alta oltre 20 metri. Le grotte, caso unico in Europa, custodiscono anche i resti di un villaggio palafitticolo del II millennio a.C.

Cilento mare

Capo Palinuro

La costiera cilentana è un susseguirsi di belle spiagge, centri balneari e aree marine protette, come quelle di Santa Maria di Castellabate e di Costa degli Infreschi.

Palinuro è famosa per il Cilento mare, ma se vi trovate in zona non perdetevi l’escursione in barca alle grotte marine di Capo Palinuro, che vi rivelerà paesaggi e ambienti naturalistici integri, accessibili solo dal mare. Imbarcatevi sui battelli della Cooperativa Palinuro Porto e via verso le grotte: durante la gita ne visiterete almeno quattro, una più sorprendente dell’altra, garantito.

Palinuro
La Grotta Azzurra di Capo Palinuro

La prima tappa è alla straordinaria Grotta Azzurra, meno famosa di quella di Capri, ma non meno suggestiva. Del resto, il gioco di luci e colori è lo stesso, prodotto dai raggi del sole che filtra all’interno da un cunicolo situato a 18 metri di profondità. A differenza della grotta caprese, però, qui non c’era il circo di barcaioli e turisti vocianti, ma eravamo gli unici visitatori, quindi abbiamo potuto goderci questa meraviglia naturale in tutta tranquillità.

Circumnavigando il capo, visiterete poi la grotta del Sangue, dove l’acqua ha un’inquietante sfumatura rossastra; quella Sulfurea, caratterizzata dalla presenza di fenomeni idrotermali; e quella dei Monaci, piena di stalagmiti che sembrano, appunto, fraticelli col saio. Alla fine, approderete alla strepitosa Baia del Buon Dormire, un nome che è tutto un programma, per un tuffo memorabile nelle acque che, secondo la leggenda, erano l’antica dimora delle sirene.

Cilento - Capo Palinuro
Capo Palinuro

Costa degli Infreschi

L’incantevole Porto Infreschi, dove secondo la leggenda cantavano le sirene di Ulisse, dà il nome a un tratto di costa tra i più suggestivi del Cilento mare, che va dalla Torre dello Zancale di Marina di Camerota, a Scario nel Golfo di Policastro.

Dal 2009 questa costiera dei miti fatta di natura selvaggia, grotte marine e calette nascoste è Area Marina Protetta della Campania. Il porto naturale della Costa degli Infreschi è oggi meta di diportisti e appassionati di immersioni, attirati dalle innumerevoli cavità della zona come la Grotta Azzurra, la Grotta del Noglio e la Grotta degli Infreschi.

Cucina cilentana Patrimonio dell’Umanità

Ormai è noto: i benefici della Dieta Mediterranea, il più virtuoso tra gli stili di vita alimentari, dichiarato dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità, emersero da uno studio condotto proprio nel Cilento negli anni ’60 e ’70. La ricerca evidenziò una maggiore longevità delle popolazioni di quest’area rispetto a quelle dei paesi anglosassoni e del Nord Europa.

Merito del regime ricco e bilanciato di alimenti della cucina cilentana, che privilegia alcuni ingredienti come cereali, verdura e frutta, olio d’oliva e legumi, e in misura più ridotta pesce, carni e formaggi. Un modello alimentare che ha anche un grande valore culturale, visto che si fonda sul rispetto del territorio, della biodiversità e delle tradizioni.

Palinuro - cucina cilentana
Spaghetti con le alici di menaica e pan grattato

Sarà anche per questo che ogni volta che ci si siede a tavola, da queste parti, è una festa.

Avete mai assaggiato una mozzarella di bufala campana dop appena fatta? Un’esperienza quasi mistica, vi assicuro. Che potete fare anche voi nei numerosi caseifici sparsi nella piana del Sele. Noi ci siamo fermati da Barlotti, a Capaccio Paestum, a due passi dagli scavi, dove dopo aver visitato le stalle in cui vengono allevate le bufale, abbiamo assistito alla lavorazione a mano della mozzarella secondo il metodo tradizionale. E poi degustato il prodotto finito ancora tiepido, che letteralmente si scioglieva in bocca. Una vera bontà!

Se le mozzarelle di bufala sono universalmente note e le trovate anche al super sotto casa, qui scoprirete piatti e prodotti che difficilmente potrete gustare altrove, perché indissolubilmente legati al territorio cilentano.

Dove gustare le antiche ricette cilentane

Come gli spaghetti con le alici di menaica e pan grattato, piatto semplice ma gustosissimo che ci è stato servito al ristorante del Grand Hotel San Pietro di Palinuro. Questo tipo di alici, presidio Slow Food, si chiamano così perché pescate ancora con la menaica, un tipo di rete tradizionale, dai pescatori della costa cilentana e messe in salagione in vasetti di terracotta secondo tecniche antichissime.

Se però volete fare una cena completa a base di piatti tradizionali e antiche ricette della più autentica cucina cilentana, non dovete far altro che andare alla Cantina del Marchese a Marina di Camerota, dove vi aspetta un’esperienza che non dimenticherete facilmente.

fusilli
Fusilli di farina di castagna con funghi porcini della Cantina del Marchese

Nonostante sia sul mare, non stupitevi di trovare una cucina tipicamente di terra, in cui predominano legumi, erbe selvatiche, formaggi e salumi, come il caciocavallo podolico o le soppressate e salsicce dei norcini della zona, tanto per cominciare. Poi lanciatevi su piatti veraci come i fusilli di farina di castagne con funghi porcini, i cavatelli con il ragù di castrato, i ceci maritati (gustosa zuppa di legumi e cereali) e, last but not least, la maracucciata.

Scommetto che non l’avete mai sentita nominare, vero? Nemmeno io, prima di questa prelibata cena alla Cantina del Marchese. Si tratta di una polenta di farina di maracuoccio di Lentiscosa, un legume simile al pisello, coltivato solo nei dintorni di Camerota. Buonissima, viene servita insaporita con cipolla e crostini di pane rosolati in olio. Un piatto terragno, semplice e povero, ma che è l’emblema della ricchezza della biodiversità di questo territorio.

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